LiberE dal padre

 

Padre nostro che non sei nei cieli,
chiedi scusa a questa terra torturata,
al femminino che, tu stesso hai schiacciato,
infibulato, represso
Padre nostro, dio senza divino,
padre di corpi senza umanità,
confessa che, Gesù, la notte diventava Maddalena
e chi voleva lapidarla ne era follemente innamorato
e con ella voleva lapidare la propria sessualità libera
dalle tue moraliste leggi senza morale.
Padre nostro,
che non sei mio padre,
scendi dal trono e chiedi perdono
per la tua cieca arroganza,
per la tua bulimica fame di potere e successo
Da oggi mi prendo il mio pane quotidiano,
e rimetto a te i miei debiti
come tu li rimettesti a tuttE noi.
E milantando di essere nostro padre
ci schiavizzasti usandoci come capri espiatori
delle tue sadiche, malsane azioni.

 

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L’autunno dentro

 

 

Nel silenzio di questo percorso
sento l’urlo di chi mai fu ascoltato
Sento il male del sadico morso
di un padre d’amore e peccato

Tra le foglie color del dolore
che la terra abbraccia e trangugia
striscia bieco ancora il rancore
per chi deluse l’ingenua fiducia

Nere nubi di infidi uccelli
sputano  aridi accordi:
Son le voci dei miei tanti fardelli,
le grida di oscuri ricordi

Nel fango proseguo a fatica
questa strada di mete distorte
e cerco tracce di vita
mentre ovunque germoglia la morte.

 

 

 

 

 

Fantasmi

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Alba oscura, la notte
Sorge su oniriche terre,
e risveglia i fantasmi che il giorno assopisce
Li ho uditi camminare lungo il mio corpo,
dal pube al cuore,
dal cuore al cervello
Grondanti amore e sangue,
rifiuto e comprensione,
schizofreniche ombre luminose
Foste il sole a picco sulla pianta assetata,
innocenti carnefici,
dannati in cerca di un Dio assente,
che di noi si dimentico,’
dopo averci legati gli uni all’altra
con catene d’amore.

Disincanto

 

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Di quest’ autunno vivo il disincanto
e il mio risveglio da un sonno salvatore
Addio bella fanciulla dagli occhi silenziosi
che videro le grida di dolore
delle radici che li germogliò
Il ventre arido più non stilla sangue,
la mia carne finirà con me.
” Se avessi…” Se fossi…”
voci del verbo fallire,
ma io non ho fallito,
ho seguito la via su cui sapevo camminare,
per non cadere,
per non morire
e sono giunta fino a qui
per comprendere che il segreto della vita
e’ racchiuso in tutto ciò che muore.

Cuore di cane

 

 

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Ti aspetterò’
in un angolo del mondo,
nel silenzio dei miei giorni senza vita
Celato dal buio più profondo
vivrò
come mano senza dita.
Ogni aurora
e’
tragico tramonto
da quel giorno afoso di dolore
in cui vidi,
in meno di un secondo,
sparire nel rombo di un motore
la ragione del mio più grande amore.
Ti spetterò’
sul ciglio della strada
dove sparisti,senza mai tornare.
Ti aspetterò,
qualunque cosa accada,
fino a che
avrò’ forza a respirare…
… Sono qui,
nel silenzio rumoroso,
sotto il sole che piano mi divora,
e ti aspetto,
ti attendo fiducioso
come il buio
attende la sua aurora…
… E nel buio che ora
mi travolge
e nel freddo che rapido
mi avvolge,
sul mio cuore sento la tua mano
e la tua voce
che sussurra: T’amo…

 

 

 

Parafrasando Bertolt Brecht

imagePrima di tutto vennero a prendere gli extracomunitari,
e fui contenta perché ci rubavano il lavoro
Poi vennero a prendere le persone LGBT
ed esultai perché erano contro natura.
Toccò agli zingari
e applaudii al passaggio delle ruspe sui loro luridi corpi.
Avvelenarono i piccioni e le nutrie,
sparsi anch’io il veleno per massacrare quelle sporche bestiacce.
Dichiararono guerra agli orsi e li sterminarono.
“Meno male!- pensai- ora possiamo andar per funghi tranquilli!”.
Poi vennero a prendere me
e mentre mi portavano via sentii chiari gli applausi
di chi esultava per la mia morte.

L’urlo. Non e’ una poesia. È un urlo. Un grumo di vomito. È dolore grezzo.

 

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Sto morendo e nessuno lo capisce.
Nemmeno tu, mio tormentato amore
Son lacrima di foglia in un autunno grigio,
unica stagione in cui visse la mia vita.
Io ero altrove,
non camminai mai con  essa,
non ebbi la forza.

Ricordo una bambina dai lunghissimi capelli
che i demoni masturbavano,
mentre dormiva tra mamma e papâ.

Sto morendo, e nessuno se ne accorge,
nemmeno tu, mio appuntito scoglio
Mi sanguinano le mani.
Sul cibo vomitato ho abortito il mio piacere.
L’inverno sta arrivando
e mi ricoprirà di bianco

Tornerò su questa terra
e sarò gioiosa primavera.

La mia follia mi ha sgretolata, mi ha gettata in una profonda palude, poi ha ripescato le mie macerie per ricrearmi. Sono la creazione della mia follia

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