Medusa: quando la follia pietrifica

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Non guardare la follia negli occhi, essa pietrifica, e sai perché?… Perché ti ricorda che essa alberga, vive e pulsa in ognuno di noi.

Tutti viaggiamo su un filo sottile, e l’equilibrio e’ un attimo perderlo… Basta poco: un grande dolore, un trauma, un lutto.

Per questo Medusa pietrifica se guardata direttamente negli occhi.

Lei è’ i nostri sensi di colpa, le nostre violenze, anche quelle subite.

Lei è’la vittima che a sua volta diventa  boia.

Donna abusata e poi condannata  da una Dea, ( la morale comune), ad essere per sempre sola, orrida ed odiata.

O la eviti o le tagli la testa. Di aiutarla non se ne parla proprio…

Questa, in breve, la sua storia:

…Medusa fu condannata ad essere sola, mostruosa e folle da una Dea maschilista , la  Dea della guerra, Atena, della quale era sacerdotessa.

Fu condannata per essere stata stuprata da Poseidone, all’interno del tempio della Dea stessa.

Vittima, dunque e colpevole dell’abuso subito.

 

Essa e’ il simbolo della donna vittima di una cultura patriarcale che ” inquina” i cervelli di molte donne, dee e sante .

Donne create a immagine e somiglianza degli e dagli stessi uomini che,a loro immagine e somiglianza hanno creato Il dio, il sistema gerarchico di cui, essi stessi, sono divenuti schiavi.

Un uomo ucciderà’ Medusa, usando il proprio scudo come specchio, per poterla vedere,  senza guardarla, e così tagliarle la testa.

Perseo  vide il mostro, vittima di un abuso maschile e maschilista, ma non lo guardo’,  la vide riflessa nello scudo  che portava con se.

Si protesse dall’ orrido dolore della femmina immostruosita dalla violenza subita e dal senso di colpa per non essere stata capace di difendersi,  ma , si protesse anche dal senso di colpa che avrebbe pietrificato lui, in quanto maschio,  maschio come il dio che la stupro’ .

Molti usano specchi per non guardare negli occhi i folli, i matti.

Li vedono ma non li guardano.

Lo specchio che usano  vive nelle loro menti e gli scudi sono i pregiudizi: tu sei il matto.  La follia e’ tua, non mia. Fino a che stai solo e lontano dalla mia vita e non mi dai fastidio, puoi stare.

Ma se incominci a creare disturbo e disagio, anche solo visivo, beh, allora, ti taglio la testa, senza nemmeno guardarti negli occhi…

Tu sei la colpa della tua follia, io individuo, familiare, società non c’entro nulla, non ho colpe, responsabilità.

Io sono il bene e tu sei il male. Io il giusto e tu lo sbagliato, e avanti così… A quante Medusa ancora taglieranno la testa, prima di capire che tutt@ siamo Medusa?…

…Queste sono le lacrime d’inchiostro che dedico  a tutte le “Medusa”, me compresa:
Quelle come me sono dannazione
quando se ne vanno e’ liberazione
Quelle come me, sanguinano amore
Sono Giuda crocifisso,
Il Cristo traditore.
Quelle come me portano all’abisso ,
streghe, lupe e folli,
sporcano il candore
dei tuoi principi molli.
Quelle come me finiranno i giorni
in mezzo a boschi, funghi e ragnatele,
a rincorrere fauni ed unicorni,
gnomi e fate , fradici di miele.
Quelle come me hanno vita corta,
son lacrime di angeli caduti.
Finiranno appese ad una corda,
all’inferno , a danzare coi cornuti.
Quelle come me han l’anima in cancrena,
sputano catarro e fiele nero.
Scontano la vita come pena
e come meta hanno il cimitero.
Quelle come me non hanno alcuna tregua.
Non sanno vivere ne sanno morire.
Siamo carne che lesta si dilegua,
senza un passato, senza un avvenire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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