Il tramonto dei due padri

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Il sole stà per tramontare, ed io ho smarrito la via del ritorno, stupida Alice del ventunesimo secolo, ho inseguito il bianco unicorno, e ora che ho smarrito anche lui mi ritrovo sola, nell’abbraccio di questo castagneto, dove mio padre giocò bambino.

Nel cielo la notte già scopre i suoi seni, immensi, avvolgenti e tutto piano si trasforma, alla luce della tenebra .

La sposa di Morfeo non si è adornata i seni coi ciondoli di luna e di stelle, lasciandoli nudi e freddi.

La voce del rivo echeggia come un canto funebre.

E’ inverno, e Demetra cerca disperata l’amata Proserpina.

La sento gemere tra i rami neri, nel brontolìo cupo degli uccelli notturni, in tutta la natura su cui ella ha gettato il suo sudario di dolore.

Annaspo, nuotando nell’ignoto, sento la paura gelarmi le mascelle che non riesco a chiudere totalmente. Se qualcuno vedesse la mia faccia ora penserebbe di essere entrato, per magia, in un quadro di Munch.

Eppure poco lontano c’è lui, lo sento, come quand’ero bambina e seguivo, con gli occhi chiusi, la sua voce, fino ad arrivargli addosso e abbracciarlo stretto, stretto per rigenerarmi della sua immensa forza vitale. -” Eccoti, sei tu, ti riconosco-sussurro, tastando palmo a palmo la sua corteccia.

Poi le mie mani gelate arrivano allo squarcio che divide il grande castagno in due, dalle radici fino a metà tronco- Siii, la porta magica!- esclamo-

“Ciao amico è bello rivederti-”

“ Ciao, ti sei persa di nuovo- risuona la sua voce calda, come il fuoco buono del focolare-Entra e riparati tra le mie braccia.

Ti proteggerò dal pianto di ghiaccio della Dea. Nevicherà, questa notte-”

Entro, come facevo da bambina, con la mia gemellina, quante risate!

Eravamo ignare che il dolore a cui nostra madre ci sottoponeva ci avrebbe allontanate l’una dall’altra, rendendoci due estranee.

Mi accovaccio dentro a quel corpo secolare e mi stringo nel mio cappotto. “ Ascoltami ora- continua con la sua voce saggia- noi trascorriamo veloci nel tempo, ed io sono al traguardo, tu, noto con piacere

che mi puoi ancora udire e quindi a te dirò le cose che ho visto e sentito, parlane, ti prego, affinchè tutta questa mia vita non sia stata vana… Ho visto amanti giurarsi amore eterno,

ho visto uomini uccidere altri uomini.

Al più grosso dei miei rami impiccarono una ragazzetta, dicevano che aiutava la resistenza,

che portava messaggi al nemico.

I suoi assassini avevano sguardi duri, ma io sentivo i loro cuori e ti assicuro che non erano all’altezza di quello della poverina che spirò, coraggiosa, tra le mie braccia.

Ultimamente è ritornata, piange e geme, vagando per i boschi, anima in pena, in cerca di qualcuno che l’ascolti:  – Stanno uccidendo di nuovo i nostri sogni- grida- e noi, che per essi morimmo non riposiamo più in pace”.

Tutti i giorni sento la Terra ansimare di dolore sotto i colpi mortali degli uomini, suoi figli.

 

 Voi umani temete il buio della notte, genitrice dei sogni, sorella della morte, ma immensamente di più dovreste temere il buio dell’ignoranza, genitrice delle ingiustizie, sorella della violenza.

Imparate a conoscere, ad ascoltare.

Avvicinate il lupo che vi pare nemico e capirete che è solo un essere vivente tra altri viventi e che, come come tutti noi vuole solo vivere….

Ti stai addormentando, sei stanca.

I seni della notte stillano morfina e allattano il giorno che verra’. Dormi- mi culla la sua voce di padre premuroso- dormi bambina mia, l’alba è vicina.”-

Al mio risveglio l’aurora, sposa virginale e pudica, aveva vestito i seni della notte e le forme della terra d’un manto bianco innocenza: nevicava.

Ero al caldo del mio piumone, circondata dalla mia famiglia, due cani e una gatta.

Il forte papà di legno che mi parlava quand’ero bambina è stato abbattuto in autunno, era vecchio e malato.

Al suo posto pianteranno alberi giovani e sani.

Pochi mesi dopo, i primi di gennaio,anche mio padre, antico castagno di carne, è morto.

Era vecchio e malato.

E nel suo ultimo respiro i vagiti di altre creature intonavano l’eterno canto della Vita.

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