Maria, donna e madre

 

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“Tra queste braccia dormi, mio adorato,
povero corpo del mio corpo il fiore,
nato da un dolce, virginal peccato,
regalo di un orgasmo senza amore.
Nulla di tuo padre io non so davvero,
so solo sei per certo figlio mio,
sacro e’ il seme di cui sara’ mistero
se fu di fallo umano o angelo di Dio.
Profonde le ferite sul tuo corpo
gridano sul mio corpo il tuo dolore.
Chi questo ti fece io lo voglio morto!
Per me vitale è ormai questo rancore.
Credimi tesoro, è dolore immenso
sapere che dovrai resuscitare
per trovar discepoli e consenso
e sempre ti si possa ricordare.
Saperti vorrei invece, anima mia
in pace eterna avvolto nel sudario,
insetti e vermi come compagnia,
lontano dalle folle e dal calvario
di rappresentar nei secoli coloro
che useranno il tuo verbo ed il tuo viso,
facendoti puttana ricoperta d’oro
che adesca tutti per un paradiso…
…Povero figlio che lottasti invano
-il volto al petto fortemente serra-
per dire a ognuno d’essere sovrano
soltanto di se stesso,sulla terra.
la madre stringe il corpo forte al cuore
” Figlio mio,troppo tardi l’ho capito,
salvarti più non posso dal dolore
che, dolce anima, immobile hai subito.
La colpa mi distrugge e per amore,
per amore io  ti avrei abortito!”

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