A mio padre

image Rivivi nel mio volto. Nell’odore di legna che arde in un vecchio camino. Nell’ululato dei lupi e del vento montano, fascinosamente inquietante, che trafigge l’intero universo e sbrana il cuore.

Nel sole d’inverno mi abbracci. Tanto luminoso quanto freddo, da lasciarti assetata di calore e nauseata di luce.

Nel castagneto, a Tole’, i grandi, vecchi castagni tossiscono stanchi, come polmoni schiacciati dal male di vivere e mi parlano di te e a te mi riconducono.

Fosti mai felice? O sereno?… Io non ricordo. Ricordo solo le tue grida e la tua misoginia. Tu padre/ padrone di quattro figlie.

Tu padre dal seme bacato.

Quel seme che ti tradì, generando un unico maschio fragile e malato, morto troppo precocemente. Eppure ti amai e t’amo. Ti avrei voluto come compagno di vita e di letto Io che, rimasi germoglio fino alla tua morte.

Non potevo, non volevo crescere.

Non potevo, non volevo perderti. In realtà non ti ebbi mai, ne come padre, ne come amante. E come ogni anno, ogni diciannove marzo, dal giorno in cui imparai a scrivere, ti dedico una lettera. Forse e’ l’unico modo per convincermi di esserti figlia…Chissà. Comunque, anche quest’anno la tua bimba vuole scrivertelo: ti voglio bene, papa’. Anzi, ti Amo!

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