Autoritratto: l’urlo muto

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Mi posero, una sera, sul balcone
col lungo gambo e il bel bocciolo esposto,
all’afa che sputava il sol leone
di un giorno di un infernale agosto
Figlia della terra e del concime
giocavo con la vespa e la falena,
Illusa di una gioia senza fine
vibravo con l’energia, serena.

Nel mio fiore un cuore di cristallo
Le radici fragili piedini
e quel vaso come piedistallo
che imponeva limiti e confini

Poi un di fui dimenticata
Ebbi sete e gridai il dolore.
La mia voce, voce inascoltata
di chi parla senza usar parole

Fu la morte, meravigliosa madre,
a seccare, con la mano ossuta
le giovani mie radici magre
assetate da mano conosciuta.

Mia e’ la storia di chi soffre muto
Di chi al mondo viene e nessuno vuole
Di chi vuole vivere e invano cerca aiuto
E implora, chiama, senza usar parole…

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Morte di un gigante

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“Lasciate che saluti quest’immenso
su cui Eolo soffia i suoi respiri
e Proserpina, col suo profumo intenso
viene e va, tra lacrime e sospiri.
La, sui monti musica incantata
suona Pan, antico Dio caprino.
Suona e bacia sua Siringa amata,
sotto il manto d’oro del mattino.
Sento corpi fragili e tremanti
tra le braccia di legno duro e forte,
che con me, tra un battito d’istanti,
tra le braccia cadranno, della morte.
Già vacillo a metallici rumori…
…Addio cielo di nubi ricamato,
dove pianti d’aerei genitori
come sindone ricoprono il creato.”…
…Nell’immenso, tra le risa e le parole
cade il vecchio, con un urlo muto.
Piange il bosco quell’antico cuore.
Ferma il suono, l’antico Dio cornuto….
…Nel silenzio,da quel corpo buono
grida un gemito che all’infinito sale:
” Madre mia, imploro il tuo perdono,
se cadendo io ti ho fatto male

Temporale

image.jpgIncupisce il cielo il suo bel volto,
come bambino che attende la sgridata
e sbuffa per esser stato colto
con le dita nella marmellata.
Intanto la madre grida come tuono,
e come lampo il bimbo fugge lesto
poi s’arresta ad implorar perdono
con lo sguardo grigio, cupo e mesto…
 …Ad un tratto ecco il pentimento:
dai suoi occhi, come per incanto
inizia un gocciolare lento
che sfocia in fragoroso pianto.

Eutanasia di un amore

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Agonizza e geme, povero amore.
Si aggrappa a cadaveri di sogni putrefatti.
Non vuol morire.
Povero amore, che pena mi fa!
Fu forte, fiero, sicuro.
Ora geme al suolo e mi fissa implorante.
Io stessa praticherò l’eutanasia
a quest’amore che, amo tanto ancora…
…Fummo fanciulli e cademmo in un sogno.
Ci rialziamo adulti e con le ossa in frantumi.
Si sa,
i sogni odorano di zucchero filato e nuvole di miele,
e sussurrano ” per sempre”
La realtà odora di sangue, sudore, follia e grida :
” di eterno c’è solo la fine”