Tempesta

 

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Cosa tormenta il mio profondo.
Cosa scuote le mie carni
liquide, molli, instabili
che sbavando sbattono su appuntiti scogli
e gridano di tormento e di dolore.
Fermati brutale forza che mi costringi
in un perpetuo moto schizofrenico
Voglio tornar placida e serena
a cantar con i gabbiani e le sirene.
E una volta placato il mio tormento
guarderò’ i miei rigurgiti tranquilla.
I detriti li lascero’ alla terra,
perché li trasformi,
mentre le perle, le conchiglie e gli antichi cocci
ringoierò’ affinché’ sia il mio cuore a trasformarsi.

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