Vecchio, riposa…

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Riposa,
vecchio ubriaco
di lacrime d’uva spina
Avvolgi il tabarro al grinzo costato
e posa
il nero cappello
sulla faccia di brina.
Il tuo tempo e’ passato.
Danzeremo attorno al tuo corpo
sbranandolo
alla ricerca di brandelli d’eredita’:
dal tuo cuore strapperemo il ricordo,
dal tuo cranio mangeremo eternità’
Sarà’
la notte di mille colori.
Ti bruceremo,
vecchio raggrinzito.
Intoneremo
cori
per dirti “addio” più forte,
ebbri di lividi dolori
festeggeremo vita
danzando con la morte.

Lettera di Natale

 

 

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Voglio una slitta di ricordi felici:
Un bianco paese zuccherato di neve,
due occhi grandi di oscure radici
in cui scintilla il mio bel presepe:
Mio padre, mia madre, la mie tre sorelle,
la gatta siamese dagli occhi di stelle,
un buffo cagnetto dal bianco codino,
il canto dorato di un canarino
Voglio una slitta che mi porti quei volti
che furono amore, dolore e che sono
nitidi, crudi, presenti ricordi…
… Voglio una slitta che mi porti perdono.

Il giardino delle piante spezzate La leggenda di Psicoradio

imageC’era una volta, dieci anni fa, o quasi cinquanta, ma che dico, mille anni fa, o l’altro ieri?…Ma poi che importa, tanto nelle terre della follia come in quelle dell’anima, il tempo non esiste… Dicevo: c’era una volta una donna che andava raccogliendo piante morenti e semi spezzati. 

Quelle piante e quei semi gettati nell’immondizia perché, dati per persi.
Quelle creature dalla cui vista le persone sane vogliono proteggersi, per evitare di specchiarsi nel baratro profondo in cui getta il dolore folle.
Quei corpi, quei cuori per cui anche le radici che li hanno generati provano vergogna.
Ma la nostra impavida signora raccoglieva queste vite e le portava nel suo giardino.
Si diceva fosse un luogo magico, in cui lavoravano altri giardinieri, suoi collaboratori e dove, si narra, le piante e i semi spezzati germogliassero di nuovo e tornassero a vivere.
La donna era una buona strega che, conosceva molto bene la magia della comunicazione. Ella sapeva che, per ben comunicare bisogna riuscire a SENTIRE l’altro.

Lei sentiva tutta la voglia di vivere di quegli esseri malati e abbandonati, e grazie a un filtro magico da lei creato e chiamato: “TIAMOCOMESEI” essi rifiorivano.
Per correttezza e’ bene io specifichi che i suoi collaboratori erano folletti, gnomi ed elfi. Tra di essi c’era anche un angelo, anzi un’angela, poiché era visibilmente femmina.
Si racconta, e io lo so, che quando i semi e le piante erano guariti parlassero tra loro e dicessero cose interessanti.
Parlavano della vita e della sofferenza dando ad esse volto, corpo e sangue, così come solo chi ha attraversato inferno e morte può fare.
Gli spiritelli della natura, collaboratori della donna, seminavano quei dialoghi nel vento perché arrivassero ai cuori di tutti.
Anche di coloro che, avevano buttato nell’immondizia quelle piante spezzate dalla malattia.
E fu un successo!
Il giardino delle piante spezzate divenne famoso ovunque come
il luogo dove si entrava avvolti dal buio e si usciva vivi di luce.
…Si dice che molte furono le piante spezzate salvate dalla buona strega.
Non so esattamente dirvi il numero.
Quello che posso dirvi con certezza e’ che, tra quelle piante spezzate c’ero anch’io.