Parafrasando Bertolt Brecht

imagePrima di tutto vennero a prendere gli extracomunitari,
e fui contenta perché ci rubavano il lavoro
Poi vennero a prendere le persone LGBT
ed esultai perché erano contro natura.
Toccò agli zingari
e applaudii al passaggio delle ruspe sui loro luridi corpi.
Avvelenarono i piccioni e le nutrie,
sparsi anch’io il veleno per massacrare quelle sporche bestiacce.
Dichiararono guerra agli orsi e li sterminarono.
“Meno male!- pensai- ora possiamo andar per funghi tranquilli!”.
Poi vennero a prendere me
e mentre mi portavano via sentii chiari gli applausi
di chi esultava per la mia morte.

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L’urlo. Non e’ una poesia. È un urlo. Un grumo di vomito. È dolore grezzo.

 

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Sto morendo e nessuno lo capisce.
Nemmeno tu, mio tormentato amore
Son lacrima di foglia in un autunno grigio,
unica stagione in cui visse la mia vita.
Io ero altrove,
non camminai mai con  essa,
non ebbi la forza.

Ricordo una bambina dai lunghissimi capelli
che i demoni masturbavano,
mentre dormiva tra mamma e papâ.

Sto morendo, e nessuno se ne accorge,
nemmeno tu, mio appuntito scoglio
Mi sanguinano le mani.
Sul cibo vomitato ho abortito il mio piacere.
L’inverno sta arrivando
e mi ricoprirà di bianco

Tornerò su questa terra
e sarò gioiosa primavera.