Archivi categoria: Amore tradito

Cuore di cane

 

 

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Ti aspetterò’
in un angolo del mondo,
nel silenzio dei miei giorni senza vita
Celato dal buio più profondo
vivrò
come mano senza dita.
Ogni aurora
e’
tragico tramonto
da quel giorno afoso di dolore
in cui vidi,
in meno di un secondo,
sparire nel rombo di un motore
la ragione del mio più grande amore.
Ti spetterò’
sul ciglio della strada
dove sparisti,senza mai tornare.
Ti aspetterò,
qualunque cosa accada,
fino a che
avrò’ forza a respirare…
… Sono qui,
nel silenzio rumoroso,
sotto il sole che piano mi divora,
e ti aspetto,
ti attendo fiducioso
come il buio
attende la sua aurora…
… E nel buio che ora
mi travolge
e nel freddo che rapido
mi avvolge,
sul mio cuore sento la tua mano
e la tua voce
che sussurra: T’amo…

 

 

 

Il risveglio di Proserpina

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Piange Proserpina
all’ombra del sole
stanca di vita,
stanca d’amore
d’essere ambita
da madre e marito
Stanca e’Proserpina
d’essere un mito.

“Se tu non verrai
io morirò'”-
Geme Demetra
nel sadico inverno-
“Torna oppure
mi arrabbierò!”-
Ade minaccia
dal buio averno-

“Lasciatemi in pace!
Lasciate che faccia
ciò che mi pare
ciò’ che mi piace
Son desiderio
che cerca piacere,
il proprio criterio
di come godere

Non sono cosa
In vostra balia!
Ne figlia, ne sposa:
IO SONO MIA!”

Giuda e Gesù

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Tremanti le membra, il viso sconvolto,
fisso lo sguardo sul pallido volto:
” Macabro il gioco del tuo genitore,
ben disegnato, mio dolce Signore,
perché il suo mite, umile agnello
un mostro doveva condurre al macello
E quel mostro fui io e dal tragico evento
bacio la vittima del tradimento.

Fui mera pedina sotto il Suo dito,
tu invece sapevi…tu mi hai tradito!
Tu invece sapevi che, io ignaro attore
venduto avrei a poco il mio onore
per garantirti nei secoli amore…

…Guarda ora Cristo la “tua” umile chiesa,
puzza di sangue e arrosto di strega,
d’oro opulenta e di corruzione,
e tu non sei che la star del copione.

Idolo eterno di cuori senz’occhi
droga per menti che piega ginocchi

Pena mi fai, mio caro fratello!
Da libero uomo ti fecero agnello!”

 
”Guardami Giuda, non sono che un uomo,
certo sbagliai e ti chiedo perdono…
Fui figlio fedele a un Padre-padrone
mio unico dio, mia sola ragione
per cui non fummo che marionette
che per la gloria mosse e vendette”

Schegge di mio padre

Radice forte
che sa di morte
Tu fosti sangue
e bianco seme
Carne che langue
Cuore che geme
Vento montano
Vecchio castagno
Bacio di Giuda
Radice nuda
nuda d’amore
monca d’un fiore
Piangi dolore
Padre padrone
Rossa emozione
Voce di sparo
Pena del cuore
Terra e terrore
Mio padre amaro

In nome della Madre

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Io non sono una donna, io sono una Femmina.

Ho sempre trovato il termine donna riduttivo, identificativo ad una sola specie, quella umana che, guarda caso è l’unica specie ad avere castrato  il divino della sua parte femminile, ha piegato, sottomesso il femminino in ogni sua forma,sfruttandolo a dismisura, fino a distruggere la Femmina per eccellenza: Madre Terra, macchiandosi così di matricidio.
Io, ogni giorno festeggio le femmine della Terra, di ogni etnia, di ogni ceto sociale, di ogni specie…La feste della donna la lascio a spoglialleristi ridicoli e a donnette ammalate di maschilismo.

In foto: Le due madri
Dipinto di Giovanni Segantini
A una madre strapperanno il figlio per macellarlo, all’altra lo lasceranno affinché cresca e diventi carne da lavoro, da consumo, e a volte “da cannone”

Le ali della farfalla la forza della fragilita’

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Pensavo alle mie fragilità e come queste sono state trattate dal contesto famigliare in cui sono nata e cresciuta e ad un tratto l’immagine di una farfalla dalle ali spezzate  ha monopolizzato i miei pensieri.
Le ali della farfalla sono la sua parte più fragile ma, grazie ad esse può volare
Se mani ignoranti, o crudeli spezzassero quelle sue “braccia di cielo”, così tanto delicate, essa sarebbe costretta ad agonizzare al suolo pesante e polveroso, mangiata viva da fameliche formiche….Dovremmo imparare ad ascoltare e a rispettare le nostre e le altrui fragilità, affinché non diventino micidiali ferite ma, ali con cui poter toccare i sogni.

Antropofaghe radici

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Siete l’odore pungente d’autunno
Le sue lacrime marce dal fango ingoiate.
Il suo occhio grigio che triste risplende
su secchi ricordi di vivo dolore
Nel buio precoce che divora la luce
che si ammanta di nebbia
per celare l’orrore
della madre che stupra il frutto d’amore,
mentre il padre immobile osserva.
Eppure vi amai, vi amai e v’amo,
e vi chiamai
madre tortura e padre padrone.
Radici di sangue,
affogate in putridi sensi di colpa.
Bocche cannibali che divoraste i vostri germogli,
e inconsapevolmente
lasciaste in vita i loro resti migliori