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In nome della Madre

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Io non sono una donna, io sono una Femmina.

Ho sempre trovato il termine donna riduttivo, identificativo ad una sola specie, quella umana che, guarda caso è l’unica specie ad avere castrato  il divino della sua parte femminile, ha piegato, sottomesso il femminino in ogni sua forma,sfruttandolo a dismisura, fino a distruggere la Femmina per eccellenza: Madre Terra, macchiandosi così di matricidio.
Io, ogni giorno festeggio le femmine della Terra, di ogni etnia, di ogni ceto sociale, di ogni specie…La feste della donna la lascio a spoglialleristi ridicoli e a donnette ammalate di maschilismo.

In foto: Le due madri
Dipinto di Giovanni Segantini
A una madre strapperanno il figlio per macellarlo, all’altra lo lasceranno affinché cresca e diventi carne da lavoro, da consumo, e a volte “da cannone”

La sposa

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La sposa taglia il vestito
e getta i brandelli sul mondo
gridando al rozzo marito:
Mi basto e completo. Io abbondo

di tutto ciò che ti manca
Regina sol di me stessa,
ne nera, ne rossa, ne bianca,
Imperatrice e papessa

prevedo ciò che sarà
Io lupa, Fata e megera,
Madre dell’uomo e si sa
utero di terra nera

La sposa taglia il vestito
e nuda libera e lieve
danza sul mesto marito
ricoprendolo d’algida neve.

Maddalena

 

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Sono Maddalena la puttana,
ti offro bocca, figa e terga sode.
Il paradiso sotto la sottana
per chi paga e pagando gode.
Sono la cagna che impaurita arretra
davanti alla folla inferocita
e inerme attende fredda pietra
ferire la femmina tradita.
E tu che ti avvicini e mi sorridi
tendendomi le mani, padre buono-
una creatura più splendida mai vidi
incarnata in un corpo d’uomo-
Mi fai scudo con le tue parole,
in cui loro sono rei riflessi,
accecati dalla luce del tuo amore
ora sono bimbi genuflessi…
Però ascolta, ti parrà una cosa strana,
io non cambio la mia strada e la mia vita,
rimango Maddalena la puttana.

Ti son grata tanto, per davvero,
ma io amo questa professione,
poi cambiar per salire in cielo
sa comunque di prostituzione…

Nullipara madre

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Nullipara madre
Non ti darò della mia carne i pezzi
intrisi del mio sangue e dei miei nervi
Non sarò tra gli ubbidienti attrezzi
che producono i corpi dei tuoi servi

Il mio grembo di madre senza figli
tiene i battiti dei cuori della terra
Sono strega, madre di famigli
e con l’utero vinco la tua guerra

Che alla guerra io non dono corpi
ne braccia regalo al tuo profitto,
ne cervelli, per intenti tuoi distorti,
che studino piani di conflitto.
Con me morranno lacrime e dolore
e me ne andrò con giubilo profondo,
senza aver dato, per egoista amore,
tenera carne in pasto a questo mondo