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Il risveglio di Proserpina

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Piange Proserpina
all’ombra del sole
stanca di vita,
stanca d’amore
d’essere ambita
da madre e marito
Stanca e’Proserpina
d’essere un mito.

“Se tu non verrai
io morirò'”-
Geme Demetra
nel sadico inverno-
“Torna oppure
mi arrabbierò!”-
Ade minaccia
dal buio averno-

“Lasciatemi in pace!
Lasciate che faccia
ciò che mi pare
ciò’ che mi piace
Son desiderio
che cerca piacere,
il proprio criterio
di come godere

Non sono cosa
In vostra balia!
Ne figlia, ne sposa:
IO SONO MIA!”

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In nome della Madre

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Io non sono una donna, io sono una Femmina.

Ho sempre trovato il termine donna riduttivo, identificativo ad una sola specie, quella umana che, guarda caso è l’unica specie ad avere castrato  il divino della sua parte femminile, ha piegato, sottomesso il femminino in ogni sua forma,sfruttandolo a dismisura, fino a distruggere la Femmina per eccellenza: Madre Terra, macchiandosi così di matricidio.
Io, ogni giorno festeggio le femmine della Terra, di ogni etnia, di ogni ceto sociale, di ogni specie…La feste della donna la lascio a spoglialleristi ridicoli e a donnette ammalate di maschilismo.

In foto: Le due madri
Dipinto di Giovanni Segantini
A una madre strapperanno il figlio per macellarlo, all’altra lo lasceranno affinché cresca e diventi carne da lavoro, da consumo, e a volte “da cannone”

Io sono la Gorgone

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Io sono la Gorgone,
Medusa la reietta
e fui di Poseidone
preda prediletta.
Mi violo’ nel tempio
di Atena la guerriera
che offesa dallo scempio
mi muto’ in megera.
Vittima oltraggiata
da un maschio prepotente
scontai d’essere stata
donna, solamente.
Mi punì’ una Dea,
con cuore patriarcale
che mi vide rea
di aver subito male.
Io sono la Gorgone,
Medusa, la reietta
e cerco Poseidone
per compiere vendetta…
…Poi libero i serpenti
dalla testa fiera,
lascio i miei lamenti,
divento una guerriera
Ma forse, ora che penso
io cerco quel mistero
perso nell’immenso:
io chi fui davvero?
Voglio ritrovare
la femmina perduta
che al buio di un altare
fu carne posseduta
Rivoglio ciò che fui,
non ho più paura
e a padri tristi e bui
lascio fallica cultura.

Sono una strega

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Sono una strega e per questo non credo nel diavolo. Il diavolo e’ un’invenzione delle religioni monoteiste che, hanno bisogno di uno spauracchio su cui gettare colpe e con cui seminare terrore .
Satana, per me e’ semplicemente ” l’avversario” del potere costituito, il seme di ogni rivoluzione.
Anche Cristo fu ” Satana” per il potere costituito del tempo in cui visse.
Credo in Lucifero, come ” Colui che porta luce”. Cristo, Buddha, e molti altri illuminati si potrebbero definire ” Lucifero”.
Sono una strega, pratico rituali, ma non per colpire il prossimo, ma per sintonizzarmi con gli Spiriti della Natura, con Madre Terra, con il tutto di cui sono fatta e quindi, in sostanza, pratico rituali per ritrovare me stessa, il mio centro, la vera Morena, smarrita nel tempo, nei bui sentieri del dolore, delle convinzioni convenzionali, nelle mille maschere indossate negli anni, giorno dopo giorno, per sopravvivere ad una timidezza soffocante, per sopravvivere a quella bimba/ragazzina vittima di bullismo, causa l’aspetto non proprio canonico.
Sono una strega e credo negli angeli, energie antiche e credo che essi non siano ne bene ne male, perché siamo noi e solo noi a dare un ” colore” all’Energia Cosmica.
Credo nel potere dell’utero e credo che questo non sia superiore al potere del pene e credo sopratutto che, molti uomini abbiano in se un grande utero pulsante e molte donne in se abbiano un enorme, duro pene eretto. Il genere non e’ una questione di genitali, ma di anima.
Sono una strega e credo nel Rispetto universale e,in nome di questo, a quattordici anni smisi di nutrirmi di altri viventi e del loro dolore.
Cerco il perdono e di perdonare.
Credo nella sessualità’ come forza Divina, Sacra e liberatrice. Non ho il concetto di colpa o di peccato, ma sento molto la responsabilità di ogni mio gesto, ogni mia parola, e so che essi possono essere abbracci come sassate…Preferisco abbracciare.
Non temete le streghe.
Non emarginateci.
Non lapidateci con epiteti poco civili.
Non bruciateci con sguardi disgustati…abbiamo già pagato a caro prezzo la nostra ” diversità'”.

Maria, donna e madre

 

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“Tra queste braccia dormi, mio adorato,
povero corpo del mio corpo il fiore,
nato da un dolce, virginal peccato,
regalo di un orgasmo senza amore.
Nulla di tuo padre io non so davvero,
so solo sei per certo figlio mio,
sacro e’ il seme di cui sara’ mistero
se fu di fallo umano o angelo di Dio.
Profonde le ferite sul tuo corpo
gridano sul mio corpo il tuo dolore.
Chi questo ti fece io lo voglio morto!
Per me vitale è ormai questo rancore.
Credimi tesoro, è dolore immenso
sapere che dovrai resuscitare
per trovar discepoli e consenso
e sempre ti si possa ricordare.
Saperti vorrei invece, anima mia
in pace eterna avvolto nel sudario,
insetti e vermi come compagnia,
lontano dalle folle e dal calvario
di rappresentar nei secoli coloro
che useranno il tuo verbo ed il tuo viso,
facendoti puttana ricoperta d’oro
che adesca tutti per un paradiso…
…Povero figlio che lottasti invano
-il volto al petto fortemente serra-
per dire a ognuno d’essere sovrano
soltanto di se stesso,sulla terra.
la madre stringe il corpo forte al cuore
” Figlio mio,troppo tardi l’ho capito,
salvarti più non posso dal dolore
che, dolce anima, immobile hai subito.
La colpa mi distrugge e per amore,
per amore io  ti avrei abortito!”