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La poesia

Poesia è urlo di dolore
che dal cuore prende le mie dita
e su un foglio sporco di candore
piange inchiostro e parla della vita.

Dunque allora puoi sentir l’odore
delle rose del lontano rovo
e annusarne il candido colore
di cui brilla il vento e il sole nuovo.

Essa grida nella muta voce
che illumina gli occhi dell’agnello,
che ti dice :” Guarda com’è atroce
condannare il debole al macello!”

Poesia è l’albero che parla,
il tuo, il mio diritto di parola,
la mosca che supplica di amarla
mentre offre allo sterco la sua gola.

Respira nell’ alba di cristallo,
nel vespro che getta sangue in mare,
nell’onda, bianco crine di cavallo
che sirene oscure può celare.

E’ il cuore pulsante nella mano,
che piange oggi, poi domani gode.
È il sapere placido che siamo
un po’ Cristo e in buona parte Erode.

Libera oltre i limiti del mondo
dove stanno luci bianche e nere
per capir che siamo tutti, in fondo
figli d’un sadico piacere.

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Schiz(z)ofrenicaMente

 

 

Sono l’agnello nero di peccato
Sono il perdono che uccide il condannato
Sono l’assassino che predica l’amore,
l’alba che tramonta ,
il fedele traditore
Sono il silenzio che grida a squarciagola
il freddoloso che al gelo si consola
iI boia che combatte la pena capitale
la vergine puttana
l’amor che non sa amare.
Sono il masochista che non vuol soffrire.
La morte, sono
che teme di morire.

Il giardino delle piante spezzate La leggenda di Psicoradio

imageC’era una volta, dieci anni fa, o quasi cinquanta, ma che dico, mille anni fa, o l’altro ieri?…Ma poi che importa, tanto nelle terre della follia come in quelle dell’anima, il tempo non esiste… Dicevo: c’era una volta una donna che andava raccogliendo piante morenti e semi spezzati. 

Quelle piante e quei semi gettati nell’immondizia perché, dati per persi.
Quelle creature dalla cui vista le persone sane vogliono proteggersi, per evitare di specchiarsi nel baratro profondo in cui getta il dolore folle.
Quei corpi, quei cuori per cui anche le radici che li hanno generati provano vergogna.
Ma la nostra impavida signora raccoglieva queste vite e le portava nel suo giardino.
Si diceva fosse un luogo magico, in cui lavoravano altri giardinieri, suoi collaboratori e dove, si narra, le piante e i semi spezzati germogliassero di nuovo e tornassero a vivere.
La donna era una buona strega che, conosceva molto bene la magia della comunicazione. Ella sapeva che, per ben comunicare bisogna riuscire a SENTIRE l’altro.

Lei sentiva tutta la voglia di vivere di quegli esseri malati e abbandonati, e grazie a un filtro magico da lei creato e chiamato: “TIAMOCOMESEI” essi rifiorivano.
Per correttezza e’ bene io specifichi che i suoi collaboratori erano folletti, gnomi ed elfi. Tra di essi c’era anche un angelo, anzi un’angela, poiché era visibilmente femmina.
Si racconta, e io lo so, che quando i semi e le piante erano guariti parlassero tra loro e dicessero cose interessanti.
Parlavano della vita e della sofferenza dando ad esse volto, corpo e sangue, così come solo chi ha attraversato inferno e morte può fare.
Gli spiritelli della natura, collaboratori della donna, seminavano quei dialoghi nel vento perché arrivassero ai cuori di tutti.
Anche di coloro che, avevano buttato nell’immondizia quelle piante spezzate dalla malattia.
E fu un successo!
Il giardino delle piante spezzate divenne famoso ovunque come
il luogo dove si entrava avvolti dal buio e si usciva vivi di luce.
…Si dice che molte furono le piante spezzate salvate dalla buona strega.
Non so esattamente dirvi il numero.
Quello che posso dirvi con certezza e’ che, tra quelle piante spezzate c’ero anch’io.

Tempesta

 

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Cosa tormenta il mio profondo.
Cosa scuote le mie carni
liquide, molli, instabili
che sbavando sbattono su appuntiti scogli
e gridano di tormento e di dolore.
Fermati brutale forza che mi costringi
in un perpetuo moto schizofrenico
Voglio tornar placida e serena
a cantar con i gabbiani e le sirene.
E una volta placato il mio tormento
guarderò’ i miei rigurgiti tranquilla.
I detriti li lascero’ alla terra,
perché li trasformi,
mentre le perle, le conchiglie e gli antichi cocci
ringoierò’ affinché’ sia il mio cuore a trasformarsi.

BulimicaMente tossica

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Che ne sapete dei miei profondi vuoti
Dei miei inferni, le mie desolazioni
Di una famiglia di scarafaggi e topi
Di miseria e violente punizioni.

Ho provato a ingoiar tutto l’amore
che cerco’ quella bimba maledetta,
ma la colpa mi distrugge ed il mio cuore
lo risucchia e di colpo lo rigetta.

Madre dimmi, ti delusero poi tanto
quelle carni di fragili bambine?
Meduse dal fastidioso pianto
Portatrici di colpevoli vagine.

Padre, tu senza eredi maschi,
la tua pena io ricordo ancora
Mai un giorno ci fu che soffocasti
il tuo odio dentro la tua gola.

Ed il cibo divien l’unico amore
con cui voi nutriste questo corpo
Mi assopisce un attimo il dolore
e per un attimo sparisce ogni ricordo

Non ho tregua, ne pace. E’ una tortura
Da sempre mi amo e mi tradisco
Mangio e vomito, mistica lordura
e ogni volta rinasco e mi abortisco.