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Eterni bambini

imageIl tuono mi perfora il cranio
Mi scoppia nella testa.
Chiudo gli occhi.
Cammino su una strada di campagna, nubi grigie corrono sui verdi prati che tremano impauriti.
All’improvviso da un cespuglio vedo spuntare due scarpine rosse ricamate di fiorellini celesti: una bimba si cela dietro ad un cespuglio?
Che ci fa fuori casa, sotto a questo temporale?
Mi fermo e mi avvicino.
Lei salta fuori lesta, come leprotto scovata dal cacciatore.
Il volto di chi cerca un amore perduto.
Occhi immensi come laghi da cui, lo sai, usciranno draghi singhiozzanti fuoco.
” Ciao, che ci fai fuori con questo tempo? Come ti chiami? Io mi chiamo Morena…”
Sogghigna muta.
Mi guardo intorno e mi rendo conto di essere circondata da bambini.
Piccoli, veloci, vivi di sofferente rabbia.
Scarpette corrono tra l’erba fradicia.
Sotto lo scrosciare di un pianto infernale, cantano
Vocine piccole, innocenti come il gatto che squarta l’uccellino caduto dal nido.
Cantilena giocosa che il vento prende tra le braccia e semina nei miei timpani
” Dove corri? Dove vai?
Non c’è uscita, tu lo sai
Non c’è strada di ritorno
non c’è notte, non c’è giorno
solo mura senza porte
prigionieri della morte…”
Scuoto il capo, respiro affannosamente
” Non capisco…”
Inizio a correre
Un lampo sorride sinistro sul volto del cielo
La cantilena continua
Vedo un cancello, lo raggiungo
E’ chiuso con una catena tenuta da un lucchetto. Tutto e’ arrugginito.
Ad un tratto una manina bianca tocca il cancello e lo apre
Scappo fuori. Mi giro per ringraziare il bambino che mi ha aiutata
Il cancello si richiude con un urlo sordo
Al di la un cucciolo d’uomo di due anni mi fissa. Ha occhi grandi e neri come il dolore.
“Moreno!”
Accenna un sorriso
Mi avvicino alle cancellata e allungo una mano, per accarezzarlo.
E’ il mio fratellino morto prima che io nascessi.
” Piccolo- sussurro- Fin…”
Un’ombra scura appare alle sue spalle, lo avvolge e mi sputa addosso parole di rabbia: “Sono i bambini condannati a restare tra la terra e il cielo! E sai chi li condanno’? Li condanno’ chi li amo’ , poiché li amo’ tanto da non lasciarli andare, neanche da morti… ”
Mi sveglio con la nausea. Ho freddo
La pioggia picchia sui vetri della finestra
Mi alzo da letto. Ho bisogno di un caffè.
Mentre arranco verso la cucina sento un suono lieve. Mi fermo… E’ la campana eolica appesa al soffitto del terrazzo, che canta:

” Dove corri? Dove vai?
Non c’è uscita, tu lo sai
Non c’è strada di ritorno
non c’è notte, non c’è giorno
solo mura senza porte
prigionieri della morte…”

Schegge di mio padre

Radice forte
che sa di morte
Tu fosti sangue
e bianco seme
Carne che langue
Cuore che geme
Vento montano
Vecchio castagno
Bacio di Giuda
Radice nuda
nuda d’amore
monca d’un fiore
Piangi dolore
Padre padrone
Rossa emozione
Voce di sparo
Pena del cuore
Terra e terrore
Mio padre amaro

Tole’:ricordi d’inverno

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Fiorisce il campanile di petali sonanti
Borbottano profumi di magico calore
Nel camino bruciano ricordi scoppiettanti
Il ciel semina chicchi speziati di candore

La torta alla mostarda sa di nonna Enrica
La salsa colorata mi parla della zia…
…La zia che bella mora! La zia che brutta vita!
Rincorse un vecchio amore e questo volo’ via…

…Le sorelline ed io col naso contro i vetri
“Ma, quanta neve , quanta! Qui non smette più!”
“Saranno più di sei, o forse sette metri…”
“Come gli eschimesi vivremo negli igloo”

Poi a ridere serene davanti al bianco immenso
Qui tutto sa di pace e di famiglia vera
Mentre il ciel ricopre di uno strato denso
il mondo che ci guarda e par diventi cera.

Tole’,  

quanto tempo!…Mille anni or sono!

Stille di un ricordo color di bianca neve.
Io ti sono grata poiché tu fosti buono,
mio piccolo paese, paterno mio presepe,
mi donasti giorni di placido candore,
unici ricordi vissuti nell’amore.

Antropofaghe radici

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Siete l’odore pungente d’autunno
Le sue lacrime marce dal fango ingoiate.
Il suo occhio grigio che triste risplende
su secchi ricordi di vivo dolore
Nel buio precoce che divora la luce
che si ammanta di nebbia
per celare l’orrore
della madre che stupra il frutto d’amore,
mentre il padre immobile osserva.
Eppure vi amai, vi amai e v’amo,
e vi chiamai
madre tortura e padre padrone.
Radici di sangue,
affogate in putridi sensi di colpa.
Bocche cannibali che divoraste i vostri germogli,
e inconsapevolmente
lasciaste in vita i loro resti migliori

Nessuno busso’ alle porte della Medusa

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E dal passato ritorni, sporca e puzzolente di alcol e vomito.

Sotto le unghie il sangue della figlia che torturavi.

Sento l’odore dell’urina che lasciava lungo la casa, mentre la trascinavi per i capelli e la prendevi a calci nel basso ventre: “puttane! Femmine puttane e maledette. ..Bastarda, crepa!”
Avevamo quattro, cinque anni.

Lei era la mia sorellina, colpevole di non assomigliare al figlio maschio, deceduto prima della nostra nascita, al quale io assomigliavo tanto.

Fu una delle poche fortune della mia vita.

Tutti sapevano.

Nessuno busso’ alla nostra porta, per aiutare tu e noi.

Eri tu la matta, loro i sani e questo bastava alle loro coscienze.

Tu, madre oscena.
Loro madri materne, che assistettero senza muovere un dito agli orrori che si perpetravano tra le mura di una casa.

A voi madri cattive, madri oscure, Signore della Tortura e della morte.

Voi che massacrate i vostri figli, come fossero bestemmie da ricacciare in gola all’infedele,

DICO :

Bruciate all’inferno, che Dio non vi vuole per non turbare il cuore della Madonnina.

Voi siete Meduse che generano Meduse e pietrificate.

O vi tagliano la testa o niente.

Vi lasciano al vostro schifoso destino di merda, di urina, di sangue e di dannazione.

Crepate voi e i vostri aborti partoriti!

Tanto nessuno busserà’ alla vostra porta!

BulimicaMenteTossica

 

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Che ne sapete dei miei profondi vuoti
Dei miei inferni, le mie desolazioni
Di una famiglia di scarafaggi e topi
Di miseria e violente punizioni.

Ho provato a ingoiar tutto l’amore
che cerco’ quella bimba maledetta,
ma la colpa mi distrugge ed il mio cuore
lo risucchia e di colpo lo rigetta.

Madre dimmi, ti delusero poi tanto
quelle carni di fragili bambine?
Meduse dal fastidioso pianto
portatrici di colpevoli vagine.

Padre, tu senza eredi maschi,
la tua pena io la ricordo ancora
Mai un giorno ci fu che soffocasti
il tuo odio dentro la tua gola.

Ed il cibo diviene l’unico amore
con cui voi nutriste questo corpo
Mi assopisce un attimo il dolore
e per un attimo sparisce ogni ricordo

Non ho tregua, ne pace. E’ una tortura
Da sempre mi amo e mi tradisco
Mangio e vomito, mistica lordura
e ogni volta rinasco e mi abortisco.

Ninna-nanna per mio fratello

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Chissà’ se mamma e papa’ ti hanno riabbracciato, una volta lasciata questa dimensione… Impazzirono di dolore, per te…

Ho tessuto cuscini di stelle
per la bella tua cara testina,
per coprir la tua morbida pelle
ho usato la stoffa piu’ fina
Con le piume degli angeli ho fatto
un bel pigiamino leggero,
così che dal sonno distratto
tu possa volare su, in cielo
E ai piccoli, incerti piedini
scarpine di mille colori,
che tu possa,come tutti i bambini
giocare tra nuvole e fiori.
Ninna nanna per te fratellino.
La palla che amavi ti è accanto,
il papa’, quel lontano mattino
la mise silente, al tuo fianco.
Ninna nanna mio pargolo buono,
nel mio cuore respira il tuo cuore.
Tu per sempre cucciolo d’uomo,
 eterno brandello d’amore.