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La poesia

Poesia è urlo di dolore
che dal cuore prende le mie dita
e su un foglio sporco di candore
piange inchiostro e parla della vita.

Dunque allora puoi sentir l’odore
delle rose del lontano rovo
e annusarne il candido colore
di cui brilla il vento e il sole nuovo.

Essa grida nella muta voce
che illumina gli occhi dell’agnello,
che ti dice :” Guarda com’è atroce
condannare il debole al macello!”

Poesia è l’albero che parla,
il tuo, il mio diritto di parola,
la mosca che supplica di amarla
mentre offre allo sterco la sua gola.

Respira nell’ alba di cristallo,
nel vespro che getta sangue in mare,
nell’onda, bianco crine di cavallo
che sirene oscure può celare.

E’ il cuore pulsante nella mano,
che piange oggi, poi domani gode.
È il sapere placido che siamo
un po’ Cristo e in buona parte Erode.

Libera oltre i limiti del mondo
dove stanno luci bianche e nere
per capir che siamo tutti, in fondo
figli d’un sadico piacere.

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Dagli abissi del cielo

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Dagli abissi del cielo emergono oscuri mostri
Ringhiano, corrono, ruggiscono
Alcuni sono draghi, altri sirene,
altri ancora volti grotteschi
Dalle loro enormi fauci spalancate
esce copiosa bava
con cui dissetano la terra.
Gli adulti mi insegnarono essere un semplice temporale
Mi spiegarono scientificamente i nembi,
i tuoni, i lampi, la pioggia
e io feci finta di capire,
di credere ai loro pesanti concetti.
Eppure, ancora adesso,
mentre attraverso la soglia che mi conduce al mio autunno,
davanti a un temporale
io vedo mostri oscuri emergere dagli abissi del cielo.
Draghi, sirene, volti grotteschi
urlanti, ruggenti, rabbiosi
dalle cui enormi fauci
scende la bava che disseta la terra.