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In nome della Madre

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Io non sono una donna, io sono una Femmina.

Ho sempre trovato il termine donna riduttivo, identificativo ad una sola specie, quella umana che, guarda caso è l’unica specie ad avere castrato  il divino della sua parte femminile, ha piegato, sottomesso il femminino in ogni sua forma,sfruttandolo a dismisura, fino a distruggere la Femmina per eccellenza: Madre Terra, macchiandosi così di matricidio.
Io, ogni giorno festeggio le femmine della Terra, di ogni etnia, di ogni ceto sociale, di ogni specie…La feste della donna la lascio a spoglialleristi ridicoli e a donnette ammalate di maschilismo.

In foto: Le due madri
Dipinto di Giovanni Segantini
A una madre strapperanno il figlio per macellarlo, all’altra lo lasceranno affinché cresca e diventi carne da lavoro, da consumo, e a volte “da cannone”

La goccia

 

 

 

Mi partorì l’infinito cielo,
eiaculando una tempesta infinita
nell’infinito ventre nero
della Madre, seme d’ogni vita.
Inutile goccia d’infinita fine,
caddi rovinosa su quel nero
molle, che odorava di concime
di sangue e di atavico mistero

Una scintilla liquida io ero
piccolo, inutile pensiero
di un universo d’ infiniti Dei.
Un grumo di ” se fossi” e ” come vorrei”.

Mentre morivo, ingoiata dalla Madre
piangevo la mia inutile esistenza.
Piccola stilla d’infinita trasparenza,
partorita da un lontano padre

Ora che non sono e ovunque sono
compreso ho il lesto mio apparire:
dissetai quel seme, rinfrescai quell’uomo,
ridestai il cuore in procinto di morire…

…E capisco il senso d’ogni vita:
non siam che  gocce nell’eternità infinita.

Che diremo ai nostri figli?

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La festa della mamma.
Di tutte le mamme… e il mio pensiero va a lei e a tutte le madri di ogni specie, sfruttate da una società senza umanità e ai loro poveri figli.

E che diremo ai nostri figli?
Che abbiamo ucciso mamma orsa per ampliare una pista da sci?
Che l’abbiamo guardata agonizzare per dieci minuti, davanti ai suoi cuccioli?
Che l’abbiamo punita, perché tento’ di difendere i propri figli da umani incoscienti?
Diremo loro di avere condannato a morte una madre, che con una zampa poteva uccidere un intruso umano, ma gli risparmio’ la vita, e che a lei non contraccambiammo il piacere?
Che diremo ai nostri figli, quando ci chiederanno cos’è’ essere adulti?
… Dovremo rispondere che, nel mondo degli adulti Lassie non torna a casa, perché lo abbiamo rinchiuso in un canile lager. 
Mostreremo loro il vero destino di Duchessa l’aristogatta, distesa su un tavolo di un freddo laboratorio, con elettrodi conficcati nel cranio.
Li porteremo in squallidi zoo, dove dentro anguste gabbie, Baghera la pantera muore di follia.
Li faremo sedere a tavole imbandite, e faremo loro mangiare tranci di bambi arrostito.
Diremo loro che Pocahontas vive rinchiusa in squallide riserve, sulla terra che le e’ stata rubata dagli stessi uomini che si proclamano portatori di libertà nel mondo.
Mostreremo loro Mowgli, rinchiuso in qualche ospedale psichiatrico o “centro di accoglienza”, poiché quella e’ la fine di chi non si adegua alla nostra incivile civiltà.
Si, forse sarebbe giusto mostrare ai nostri bimbi l’amara verità
Forse solo così salveremo l’umanità dalla disumanizzazione, nella speranza che essi si rifiutino di diventare adulti…

Temporale

image.jpgIncupisce il cielo il suo bel volto,
come bambino che attende la sgridata
e sbuffa per esser stato colto
con le dita nella marmellata.
Intanto la madre grida come tuono,
e come lampo il bimbo fugge lesto
poi s’arresta ad implorar perdono
con lo sguardo grigio, cupo e mesto…
 …Ad un tratto ecco il pentimento:
dai suoi occhi, come per incanto
inizia un gocciolare lento
che sfocia in fragoroso pianto.

Maternità

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Cercai invano, per infinito tempo,

un ventre materno in cui poter tornare
ed esser nuovamente seme,
uovo,
feto.
L’ho travato tra le braccia possenti
di un uomo dalle lunghe ciglia,
dagli occhi di materna madre.
Mi sono rannicchiata sul suo villoso petto
per nove mesi, o forse anni, o secoli…
…Ora e’ il risveglio
Gli occhi mi dolgono di luce,
la bocca non sa più parole,
gli arti cercano equilibrio
Sono pronta a rinascere,
partorita dalle braccia possenti di un uomo
dagli occhi di materna madre,
io
che bevvi velenoso dolore
nel liquido amniotico in cui fui annegata
affinché un utero mi vomitasse.

Maria, donna e madre

 

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“Tra queste braccia dormi, mio adorato,
povero corpo del mio corpo il fiore,
nato da un dolce, virginal peccato,
regalo di un orgasmo senza amore.
Nulla di tuo padre io non so davvero,
so solo sei per certo figlio mio,
sacro e’ il seme di cui sara’ mistero
se fu di fallo umano o angelo di Dio.
Profonde le ferite sul tuo corpo
gridano sul mio corpo il tuo dolore.
Chi questo ti fece io lo voglio morto!
Per me vitale è ormai questo rancore.
Credimi tesoro, è dolore immenso
sapere che dovrai resuscitare
per trovar discepoli e consenso
e sempre ti si possa ricordare.
Saperti vorrei invece, anima mia
in pace eterna avvolto nel sudario,
insetti e vermi come compagnia,
lontano dalle folle e dal calvario
di rappresentar nei secoli coloro
che useranno il tuo verbo ed il tuo viso,
facendoti puttana ricoperta d’oro
che adesca tutti per un paradiso…
…Povero figlio che lottasti invano
-il volto al petto fortemente serra-
per dire a ognuno d’essere sovrano
soltanto di se stesso,sulla terra.
la madre stringe il corpo forte al cuore
” Figlio mio,troppo tardi l’ho capito,
salvarti più non posso dal dolore
che, dolce anima, immobile hai subito.
La colpa mi distrugge e per amore,
per amore io  ti avrei abortito!”