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Madre inverno

Sotto la terra che trema dal gelo
riposa il seme sognando il cielo

Sotto bianche, algide nubi
tremano i rami, rimasti nudi

Tra i rami nudi il passero langue:
La neve e’ tanta. La pancia piange.

Brucia la quercia dentro al camino
e scoppiettando il caldo diffonde.
Ricorda un nido, un fiore, un bambino,
ricorda vive radici profonde

Sull’ acqua vitrea della fontana
cadono i suoni d’una campana
come parole d’amore e di pace…
Cadono in acqua, poi tutto tace.

Tace la terra tremante di gelo
madre del seme che cerca il cielo,
madre del cielo che chiama il fiore
Madre di figli condannati all’amore

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PorNatale

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Sborra il cielo sull’umida terra
e la ricopre di bianco peccato.
Mentre nel ventre amorevole serra
essa, il seme d’un morto passato.

E da bambina io t’aspettavo
pagano signore che porta i doni.
Nel piccolo letto eccitata tremavo
in attesa di scorgere i tuoi pantaloni.

Ti avrei abbracciato forte premendo
il volto sul pacco più caldo ed ambito.
Ti avrei lasciato venendo..
bastava un tuo dito…

E mentre sognavo i crini tuoi bianchi
udivo i rimproveri della bimba “ per bene”.
Ora ricordo il sussulto dei fianchi
e le manine che premevàn l’imene.

Un giorno venisti, (ricordo sbiadito)…
…Un giorno venisti e con te venni io.
Alito caldo, freddo il tuo dito.
Suon di campane nel magico oblìo.

Non so se fu un sogno, ma da quel giorno
quella bambina ti attende ancora.
Ma tu non facesti mai più ritorno
nella sua umida, calda dimora.

Or che la porta è aperta e sfondata
che morta è per sempre la bimba “ per bene”,
ti aspetto, babbo, per un’altra scopata
urleremo d’orgasmo sotto il cielo che viene.