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Disincanto

 

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Di quest’ autunno vivo il disincanto
e il mio risveglio da un sonno salvatore
Addio bella fanciulla dagli occhi silenziosi
che videro le grida di dolore
delle radici che li germogliò
Il ventre arido più non stilla sangue,
la mia carne finirà con me.
” Se avessi…” Se fossi…”
voci del verbo fallire,
ma io non ho fallito,
ho seguito la via su cui sapevo camminare,
per non cadere,
per non morire
e sono giunta fino a qui
per comprendere che il segreto della vita
e’ racchiuso in tutto ciò che muore.

L’urlo. Non e’ una poesia. È un urlo. Un grumo di vomito. È dolore grezzo.

 

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Sto morendo e nessuno lo capisce.
Nemmeno tu, mio tormentato amore
Son lacrima di foglia in un autunno grigio,
unica stagione in cui visse la mia vita.
Io ero altrove,
non camminai mai con  essa,
non ebbi la forza.

Ricordo una bambina dai lunghissimi capelli
che i demoni masturbavano,
mentre dormiva tra mamma e papâ.

Sto morendo, e nessuno se ne accorge,
nemmeno tu, mio appuntito scoglio
Mi sanguinano le mani.
Sul cibo vomitato ho abortito il mio piacere.
L’inverno sta arrivando
e mi ricoprirà di bianco

Tornerò su questa terra
e sarò gioiosa primavera.

BulimicaMenteTossica

 

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Che ne sapete dei miei profondi vuoti
Dei miei inferni, le mie desolazioni
Di una famiglia di scarafaggi e topi
Di miseria e violente punizioni.

Ho provato a ingoiar tutto l’amore
che cerco’ quella bimba maledetta,
ma la colpa mi distrugge ed il mio cuore
lo risucchia e di colpo lo rigetta.

Madre dimmi, ti delusero poi tanto
quelle carni di fragili bambine?
Meduse dal fastidioso pianto
portatrici di colpevoli vagine.

Padre, tu senza eredi maschi,
la tua pena io la ricordo ancora
Mai un giorno ci fu che soffocasti
il tuo odio dentro la tua gola.

Ed il cibo diviene l’unico amore
con cui voi nutriste questo corpo
Mi assopisce un attimo il dolore
e per un attimo sparisce ogni ricordo

Non ho tregua, ne pace. E’ una tortura
Da sempre mi amo e mi tradisco
Mangio e vomito, mistica lordura
e ogni volta rinasco e mi abortisco.

PorNatale

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Sborra il cielo sull’umida terra
e la ricopre di bianco peccato.
Mentre nel ventre amorevole serra
essa, il seme d’un morto passato.

E da bambina io t’aspettavo
pagano signore che porta i doni.
Nel piccolo letto eccitata tremavo
in attesa di scorgere i tuoi pantaloni.

Ti avrei abbracciato forte premendo
il volto sul pacco più caldo ed ambito.
Ti avrei lasciato venendo..
bastava un tuo dito…

E mentre sognavo i crini tuoi bianchi
udivo i rimproveri della bimba “ per bene”.
Ora ricordo il sussulto dei fianchi
e le manine che premevàn l’imene.

Un giorno venisti, (ricordo sbiadito)…
…Un giorno venisti e con te venni io.
Alito caldo, freddo il tuo dito.
Suon di campane nel magico oblìo.

Non so se fu un sogno, ma da quel giorno
quella bambina ti attende ancora.
Ma tu non facesti mai più ritorno
nella sua umida, calda dimora.

Or che la porta è aperta e sfondata
che morta è per sempre la bimba “ per bene”,
ti aspetto, babbo, per un’altra scopata
urleremo d’orgasmo sotto il cielo che viene.

Perché?…

imageDitemi perché mangiate l’agnello, il maiale, il vitello e inorridireste se vi dicessi che, il cane e il gatto della foto, sono il mio pasto… Perché?
Perche’ alcune associazioni organizzano cene “raccolta fondi” per canili, dove nei piatti abbonda la carne?
E’ come se, io organizzassi una festa “raccolta fondi” per i bambini africani e vendessi, nel corso dell’evento, bambini thailandesi…Che senso assurdo avrebbe? Tutt@ siamo creature che vogliono vivere e fuggono davanti a morte e dolore.
Usciamo dagli schemi culturali, pensiamo con la nostra testa e il nostro cuore: ascoltiamo l’altro. Rispettiamolo, chiunque esso sia.
In foto: Raissa e Strix, due dei miei quattro figli.
loro mi nutrono ogni giorno…d’Amore!

Maternità

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Cercai invano, per infinito tempo,

un ventre materno in cui poter tornare
ed esser nuovamente seme,
uovo,
feto.
L’ho travato tra le braccia possenti
di un uomo dalle lunghe ciglia,
dagli occhi di materna madre.
Mi sono rannicchiata sul suo villoso petto
per nove mesi, o forse anni, o secoli…
…Ora e’ il risveglio
Gli occhi mi dolgono di luce,
la bocca non sa più parole,
gli arti cercano equilibrio
Sono pronta a rinascere,
partorita dalle braccia possenti di un uomo
dagli occhi di materna madre,
io
che bevvi velenoso dolore
nel liquido amniotico in cui fui annegata
affinché un utero mi vomitasse.