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In nome della Madre

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Io non sono una donna, io sono una Femmina.

Ho sempre trovato il termine donna riduttivo, identificativo ad una sola specie, quella umana che, guarda caso è l’unica specie ad avere castrato  il divino della sua parte femminile, ha piegato, sottomesso il femminino in ogni sua forma,sfruttandolo a dismisura, fino a distruggere la Femmina per eccellenza: Madre Terra, macchiandosi così di matricidio.
Io, ogni giorno festeggio le femmine della Terra, di ogni etnia, di ogni ceto sociale, di ogni specie…La feste della donna la lascio a spoglialleristi ridicoli e a donnette ammalate di maschilismo.

In foto: Le due madri
Dipinto di Giovanni Segantini
A una madre strapperanno il figlio per macellarlo, all’altra lo lasceranno affinché cresca e diventi carne da lavoro, da consumo, e a volte “da cannone”

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Antropofaghe radici

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Siete l’odore pungente d’autunno
Le sue lacrime marce dal fango ingoiate.
Il suo occhio grigio che triste risplende
su secchi ricordi di vivo dolore
Nel buio precoce che divora la luce
che si ammanta di nebbia
per celare l’orrore
della madre che stupra il frutto d’amore,
mentre il padre immobile osserva.
Eppure vi amai, vi amai e v’amo,
e vi chiamai
madre tortura e padre padrone.
Radici di sangue,
affogate in putridi sensi di colpa.
Bocche cannibali che divoraste i vostri germogli,
e inconsapevolmente
lasciaste in vita i loro resti migliori

Nessuno busso’ alle porte della Medusa

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E dal passato ritorni, sporca e puzzolente di alcol e vomito.

Sotto le unghie il sangue della figlia che torturavi.

Sento l’odore dell’urina che lasciava lungo la casa, mentre la trascinavi per i capelli e la prendevi a calci nel basso ventre: “puttane! Femmine puttane e maledette. ..Bastarda, crepa!”
Avevamo quattro, cinque anni.

Lei era la mia sorellina, colpevole di non assomigliare al figlio maschio, deceduto prima della nostra nascita, al quale io assomigliavo tanto.

Fu una delle poche fortune della mia vita.

Tutti sapevano.

Nessuno busso’ alla nostra porta, per aiutare tu e noi.

Eri tu la matta, loro i sani e questo bastava alle loro coscienze.

Tu, madre oscena.
Loro madri materne, che assistettero senza muovere un dito agli orrori che si perpetravano tra le mura di una casa.

A voi madri cattive, madri oscure, Signore della Tortura e della morte.

Voi che massacrate i vostri figli, come fossero bestemmie da ricacciare in gola all’infedele,

DICO :

Bruciate all’inferno, che Dio non vi vuole per non turbare il cuore della Madonnina.

Voi siete Meduse che generano Meduse e pietrificate.

O vi tagliano la testa o niente.

Vi lasciano al vostro schifoso destino di merda, di urina, di sangue e di dannazione.

Crepate voi e i vostri aborti partoriti!

Tanto nessuno busserà’ alla vostra porta!

Nullipara madre

 

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Le streghe furono massacrate, non tanto perché praticavano magie o guarivano con le erbe, ma perché si rifiutarono di trasformarsi in ” incubatrici” al servizio del Potere
Esse usavano preservativi e praticavano aborti.
Erano donne libere, libere di godere.
Si rifiutavano di “sfornare” marmocchi, per sfamare il bulimico appetito di Stato e Chiesa.
W le streghe! W le donne libere!

Nullipara madre
Non ti darò della mia carne i pezzi
intrisi del mio sangue e dei miei nervi
Non sarò tra gli ubbidienti attrezzi
che producono i corpi dei tuoi servi

Il mio grembo di madre senza figli
tiene i battiti dei cuori della terra
Sono strega, madre di famigli
e con l’utero vinco la tua guerra

Che alla guerra io non dono corpi
ne braccia regalo al tuo profitto,
ne cervelli, per intenti tuoi distorti,
che studino piani di conflitto.
Con me morranno lacrime e dolore
e me ne andrò con giubilo profondo,
senza aver dato, per egoista amore,
tenera carne in pasto a questo mondo

Preghiera alla Madre oscura

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Siamo gli aborti che tu partoristi,
demoni,vittime di angeli buoni.
Poveri diavoli, poveri cristi
Spruzzate improvvise di maschi coglioni

Tu sei la Madre oscena ed oscura
Colei che ci diede a un ventre malato,
Nostra Signora della Tortura,
Madre matrigna del frutto avariato.

Ti ho vista sbavare, cagna rabbiosa,
graffiare carni di teneri infanti,
leccarti la mano, vile viziosa,
senza dolore, senza rimpianti.

Mi genufletto, bambina impaurita,
imploro i tuoi baci, imploro il tuo bene
Sono tua figlia, son carne, son vita
non solo il vomito improvviso, di un pene.

… E dopo anni ancora ti cerco
oscura Madre di pianto e dolore,
illusa scavo nel fetido sterco
per ritrovar un tuo gesto d’amore

La goccia

 

 

 

Mi partorì l’infinito cielo,
eiaculando una tempesta infinita
nell’infinito ventre nero
della Madre, seme d’ogni vita.
Inutile goccia d’infinita fine,
caddi rovinosa su quel nero
molle, che odorava di concime
di sangue e di atavico mistero

Una scintilla liquida io ero
piccolo, inutile pensiero
di un universo d’ infiniti Dei.
Un grumo di ” se fossi” e ” come vorrei”.

Mentre morivo, ingoiata dalla Madre
piangevo la mia inutile esistenza.
Piccola stilla d’infinita trasparenza,
partorita da un lontano padre

Ora che non sono e ovunque sono
compreso ho il lesto mio apparire:
dissetai quel seme, rinfrescai quell’uomo,
ridestai il cuore in procinto di morire…

…E capisco il senso d’ogni vita:
non siam che  gocce nell’eternità infinita.

Che diremo ai nostri figli?

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La festa della mamma.
Di tutte le mamme… e il mio pensiero va a lei e a tutte le madri di ogni specie, sfruttate da una società senza umanità e ai loro poveri figli.

E che diremo ai nostri figli?
Che abbiamo ucciso mamma orsa per ampliare una pista da sci?
Che l’abbiamo guardata agonizzare per dieci minuti, davanti ai suoi cuccioli?
Che l’abbiamo punita, perché tento’ di difendere i propri figli da umani incoscienti?
Diremo loro di avere condannato a morte una madre, che con una zampa poteva uccidere un intruso umano, ma gli risparmio’ la vita, e che a lei non contraccambiammo il piacere?
Che diremo ai nostri figli, quando ci chiederanno cos’è’ essere adulti?
… Dovremo rispondere che, nel mondo degli adulti Lassie non torna a casa, perché lo abbiamo rinchiuso in un canile lager. 
Mostreremo loro il vero destino di Duchessa l’aristogatta, distesa su un tavolo di un freddo laboratorio, con elettrodi conficcati nel cranio.
Li porteremo in squallidi zoo, dove dentro anguste gabbie, Baghera la pantera muore di follia.
Li faremo sedere a tavole imbandite, e faremo loro mangiare tranci di bambi arrostito.
Diremo loro che Pocahontas vive rinchiusa in squallide riserve, sulla terra che le e’ stata rubata dagli stessi uomini che si proclamano portatori di libertà nel mondo.
Mostreremo loro Mowgli, rinchiuso in qualche ospedale psichiatrico o “centro di accoglienza”, poiché quella e’ la fine di chi non si adegua alla nostra incivile civiltà.
Si, forse sarebbe giusto mostrare ai nostri bimbi l’amara verità
Forse solo così salveremo l’umanità dalla disumanizzazione, nella speranza che essi si rifiutino di diventare adulti…